17 giugno 2009

Luglio ’43, Hitler voleva eliminare Pio XII

16 Giugno 2009
Sono ormai molte e spesso contraddittorie le voci di piani nazisti per 'allontanare' Papa Pacelli dalla Santa Sede nelle ultime fasi del secondo conflitto mondiale. Ne aveva parlato nel ´72 l’ex-generale delle Ss Karl Wolf, scomparso nell’84 riferendo il contenuto del suo incontro con il Santo Padre avvenuto il 10 maggio del ’44. Poco attendibile il suo racconto, privo di riscontri. Più concrete le voci di un piano organizzato dal Reichssicherheitsamt (Quartier generale per la sicurezza del Reich) di Berlino dopo il 25 luglio ’43. Avvenire ha raccolto dagli eredi dei protagonisti testimonianze e visionato documenti. Una fonte diretta ci è arrivata dal figlio di uno dei personaggi chiave, Niki Freytag von Loringhoven, oggi lucidissimo 72 enne, che abbiamo incontrato a Monaco dove risiede e con il quale ci siamo intrattenuti a lungo. La vicenda si è svolta a Venezia e ha avuto come teatro il mitico l’hotel Danieli ed il Lido.

L’autorizzazione a recarsi in volo a Venezia era stata firmata dal responsabile del Comando supremo della Wehrmacht, generale Wilhelm Keitel, impiccato a Norimberga il 16 ottobre ´46. A bordo dell’Heinkel He 111 della Luftwaffe atterrato nel pomeriggio del 29 luglio ´43 nella laguna si trovavano il capo dell’Ausland/ Abwehr (controspionaggio) ammiraglio Wilhelm Canaris e due colonnelli della sezione II (sabotaggio), Erwin von Lahousen e Wessel Freytag von Loringhoven. Canaris aveva avanzato un’ottima motivazione per la 'gita' nella città lagunare: saggiare la fedeltà degli italiani al Patto d’Acciaio dopo l’arresto di Mussolini avvenuto 4 giorni prima. Ma non solo. A Venezia Canaris e i suoi due accompagnatori avrebbero incontrato il capo del Sim (Servizio informazioni militari) generale Cesare Amé. Tra Amé e Canaris esisteva da tempo un rapporto di reciproca stima. S’erano già incontrati sempre a Venezia all’hotel Danieli. Canaris arrivava in volo da Berlino e Amé in auto da Roma.

Ambedue nutrivano ben poca simpatia per i rispettivi regimi anche se si vedevano costretti a collaborare. Nel diario di servizio del colonnello von Lahousen si legge: «29.07.43: partenza in volo per Venezia con il Capo del Servizio (Canaris) e il colonnello Freytag per un incontro con il gen. Amé, capo del controspionaggio italiano». Ed ancora: «31.07.43: Ritorno dal viaggio di servizio a Venezia». Sia Canaris che von Loringhoven e von Lahousen avevano raccolto presso il Reichssicherheitsamt, sede della Gestapo a Berlino, voci concrete sulla volontà del Führer di vendicarsi degli italiani che avevano arrestato Mussolini colpendo il Re e il Papa. Deportazione o morte erano le parole che i tre esponenti del controspionaggio avevano sentito pronunciare. In una deposizione al processo di Norimberga il 1° febbraio del ’46 Lahousen ha fornito anche dei particolari riportati a verbale sotto il titolo Warnreise. Testimony 1330­1430. Lahousen ha riferito sempre a Norimberga anche la reazione di Freytag von Loringhoven: «Èuna vera vigliaccheria! Bisognerebbe avvertire gli italiani!». Infatti, sempre secondo Lahousen, lo scopo prioritario del volo a Venezia consisteva soprattutto in questo. Far sapere agli italiani i progetti di Hitler verso il re e papa Pacelli. L’incontro avvenne come sempre in una sala riservata dell’hotel Danieli. I due parlarono a lungo ma nulla è trapelato dei loro scambi d’opinione. Nel pomeriggio del 30 luglio Amé e i due colonnelli passeggiarono a lungo al Lido e qui l’avvertimento dei progetti nazisti nei confronti di Pio XII fu l’argomento centrale dei colloqui.

Quello stesso giorno Mussolini era già prigioniero a Ventotene ma la sua eventuale liberazione, tanto anelata da Hitler, non sembrava interessare nessuno dei tre. E infatti Amé non ne parlò. Sarebbe rimasto in carica solo ancora per una paio di settimane (fino al 18 agosto ´43) per essere quindi sostituito dal generale Giacomo Carboni. Siamo nel mezzo dei famosi 45 giorni di incertezza e ambiguità (25 luglio - 8 sett. ´43). Amé rientrato a Roma fece spargere la voce sui nefasti progetti di Hitler verso il re e Pio XII. Voci che giunsero ben presto anche all’ambasciatore del Reich presso la Santa Sede Ernst von Weisäcker, che si precipitò a chiedere informazioni a 360 gradi. Come riferisce nel suo libro Erinnerungen (Ricordi) del 1950, iniziò con il feldmaresciallo Kesserling, quindi con Kappler a Roma, con Wolf a Milano, a Berlino presso l’ufficio di Martin Bormann, capo della segreteria di Hitler, ed infine chiese spiegazioni allo stesso Canaris. Probabilmente il capo del controspionaggio tedesco non poté non sorridere a tale richiesta. Tutti si dissero all’oscuro di tali piani ma ormai le voci erano pubbliche e i progetti segreti per colpire il re ed il Santo Padre ormai di dominio pubblico e quindi da abbandonare. Tutto finì lì. Dei tre passeggeri atterrati a Venezia il 29 luglio ´43, solo von Lahousen è sopravvissuto al terrore nazista.

Trasferito sul fronte orientale al rientro da Venezia, il 1° agosto del ’43, riuscì a sfuggire alle retate contro i congiurati del 20 luglio ´44 (attentato fallito di von Stauffenberg contro Hitler) e fu fatto prigioniero dagli americani. Il servizio segreto inglese lo interrogò per alcuni mesi e quindi fu liberato. Canaris fu arrestato 3 giorni dopo l’attentato di von Stauffenberg e impiccato nel campo di concentramento di Flossenburg il 9 aprile ´45. Il terzo passeggero, il barone Wessel Freytag von Loringhoven, il 26 luglio ´44, avvertito che la Gestapo stava venendo ad arrestarlo e ben conoscendo i metodi di interrogatorio a cui sarebbe andato incontro, preferì suicidarsi con la pistola d’ordinanza. Aveva 45 anni a lasciava quattro figli in giovane età. A fianco, una foto dell’incontro di Venezia: Cesare Amé (a destra) assieme a Wessel Freytag von Loringhoven. Le foto furono scattate da Erwin von Lahousen (in alto al centro) con la sua Leica, ma sviluppate solo molti anni più tardi. In alto a destra in divisa ancora von Loringhoven all’epoca dei fatti di Venezia, sulla sinistra invece Wilhelm Canaris, capo del servizio di controspionaggio tedesco.


Da Monaco di Baviera Diego Vanzi
Avvenire

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